Max desidera dire:
Del martedì, 17 novembre 2009 alle 10:49

Tremare e rinascere
come abbiamo sofferto
io e la mia anima
ancora separati dopo un parto sicuro
chi ci ha detti simili non mi ha guardato bene
perchè la macchia che piano si spande
dal mio petto
è nera come pece bollente
e lascia amari solchi
dove non può più bruciare altro
Lei è bianca e trasparente
vento caldo che tende a Dio
Non ci meritiamo
La verità è che siamo troppo stanchi
e vorremmo dormire ancora cinque minuti
ma siamo svegli da un'eternità
e non ha senso il riposo
quando non si è mai conosciuto
Le mie mani vorrebbero stringersi
che l'unico calore è quello generato dal sangue
ignaro e tenue
ed a sentirlo forse
si potrebbe tirare ancora un po'avanti
Ma sembrano poli identici queste mani
e non si cercano neanche più nei sogni
neppure nell'ossigeno che torna sporcato al cuore
Siamo solo inutili pezzi di legno
tagliati via per essere bruciati
in luoghi meno dignitosi ma più indifferenti
Non c'è tempo per terminare le parole
non c'è tempo per non lasciarle scorrere
ed ancora sento un odore familiare
se solo ci ripenso un istante
ma poi svanisce
e le parole vanno via.
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Max desidera dire:
Del giovedì, 09 luglio 2009 alle 16:21

Il sole è sempre meraviglioso, anche se è filtrato da un po' più di smog e ricordi. Entra nella mia camera, che adesso non è più quella di allora. Ma ci entra lo stesso, e lascia vivere i colori fino alla sera, finchè non vanno a dormire, o a vegliare ancora un poco tra le luci artificiali. Non so più com'era dieci anni fa. Non è più nella mia memoria la sua ombra nelle giornate calde. E'come se ci fosse sempre stato , e sicuramente aveva più diritto lui di star qui, di noi. Era imponente anche da morto, ed il suo corpo aveva conosciuto ogni stagione, ma non s'era mai mosso di un millimetro. E tutti gli insetti intorno a lui, e intorno a loro i pipistrelli a banchettare, annunciavano l'arrivo dell'estate, calda come il fuoco che l'uccise d'un tratto, lui, padre e fratello di tutti coloro che abitano qui, e che ora lo guardano impotenti cadere, dai balconi dei palazzi fatti apposta per accoglierlo, per non disturbarlo con il cemento, in uno dei pochissimi gesti di quasi umanità, minuscoli puntini bianchi sull'enorme foglio nero della speculazione edilizia degli anni 60 e 70. Ma c'erano, a testimoniare un rispetto quasi inconscio nei confronti di questo anziano signore discreto. Il fuoco è l'unica cosa che ricordo, un fuoco insano, nato dal gioco inutile del dare il benvenuto al nuovo anno, come se poi al nuovo anno facesse piacere cominciare così, con arti amputati e ustioni diffuse. Quelle ustioni che hanno bruciato le sue estremità, fonte della sua vita, togliendogliela in una notte, lui che se l'era guadagnata in centinaia d'anni.
E ora sento solo il rumore della motosega misto a quello dei motorini che passano, ed i tonfi che scandiscono le ultime ore di uno degli ultimi abitanti secolari del Vomero. Che ora sarà ancora un po' più triste.

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Max desidera dire:
Del domenica, 08 marzo 2009 alle 11:03

Perchè io ci arrivo sempre un pò in ritardo sulle cose. Però, succede perchè mi fermo un attimo a chidermi cosa c'è dietro a quello che sto vivendo, osservando, ascoltando. Ed è necessario perchè ciò che faccio sia qualcosa che serva. A me. A qualcun altro, forse.
E contare fino a dieci, e pregare sperando che non tocchi a me è uno dei modi per morire lentamente, ma da dentro, così che gli altri non se ne accorgano. Così che possa continuare a pontificare, a parlare da un trespolo che non mi lasci mischiare con l'aria che c'è di sotto. Così che possa continuare a uccidere la mia umanità, lasciando credere a coloro che a loro volta uccidono la loro, che invece staimo facendo "il possibile". Piangere in tangenziale non mi aiuterà a capire, ma forse sotto tutte le lacrime che scaturiranno dai miei occhi c'è sommersa un pò di quella dignità che mi strappo da solo ogni giorno, come uno straccio, di dosso, e che permetto a chi non mi conosce ma sa chi sono di strapparmi, così da sentirmi nudo ed inerme davanti a muri di parole più leggere del vento che le porta via.
La mia dignità. Ridotta ad una piccola propaggine, un mignolo utile solo a scaccolarmi la coscienza. La sentivo forte ed invadente, ma la paura l'ha fatta indignare, nascondere tra lo stomaco e l'intestino, pronta ad uscire dall'orifizio meno nobile che abbiamo. Ha preferito così, piuttosto che continuare a far da cuscinetto per tutti sensi di colpa che ho ingoiato, e per tutte le ingiustizie alle quali ho dovuto assitere, direttamente o indirettamente.
Ci stanno uccidendo, e come se non bastasse, noi ci facciamo carnefici di noi stessi e di altri, consigliando loro di volare basso, di non scocciare. Di smettere di preoccuparsi, di gridare.
Prendiamo in mano la nostra dignità, il nostro ORGOGLIO. Non può che essere un atto d'amore. Perchè la cosa più grave che sta succedendo, più grave delle guerre e dei soprusi, è che la nostra rabbia muore.


Grazie Afterhours.
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Max desidera dire:
Del mercoledì, 04 marzo 2009 alle 02:45

Volti occhi e scale
perpetuano solchi e cerchi
sempre più profondi ma
sempre identici
Piano le onde strappano alla Terra
vergini virtuose e mani giunte
e la natalità non sarà un dolce ricordo
ma solo un grido offuscato dal sussurro della pioggia
nella notte di un giorno senza strade nè nuvole
Ti ho regalato un alibi
senza per questo soffocarti
Non ringraziarmi se ora
hai un fondo da scavare.
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Max desidera dire:
Del giovedì, 26 febbraio 2009 alle 00:53

Vorrei mettere un attimo da parte i miei interessi più profondi, che riguardano la situazione ambientale e la sua gestione, soprattutto in relazione alla produzione sostenibile di energia, per invitarvi ad un ragionamento.
Credo si tratti di un ragionamento necessario, all'indomani di una decisione così importante come quella di costruire delle centrali nucleari per l'approvvigionamento di energia, con tutti i suoi risvolti politici e giuridici, ancor prima che ambientali. Anche perchè questa decisione piove dall'alto esattamente come il decreto legge sul testamento biologico, e come tutta una serie di decisioni dell'esecutivo, che nascono e si sviluppano come delle vere e proprie costruzioni perfettamente parallele agli iter legislativi e pratici dei paesi democratici. Il parallelismo sta nel fatto che tali costruzioni e le realtà ortodosse - ed auspicabili - non s'incontreranno mai, neppure in un futuro remoto.
Allora, passando al punto, il ragionamento è questo:
è possibile che un entità avente un corpo costituzionale e che incarna uno dei poteri dello Stato, ossìa l'Esecutivo, si ponga di traverso rispetto agli altri poteri, nonchè alla sovranità popolare stessa?
E'possibile che un Premier cerchi di avere sempre in mano le redini del gioco, e sia convinto che l'importante è prendere decisioni, piuttosto di pensare a dove porteranno tali decisioni? E, di conseguenza, è possibile che ci siano degli interessi che sono riusciti a radicarsi così tanto nella società da rendere se non cieche, almeno miopi ( al contrario della "Costiutuzione presbite" di Calamandrei, che poi sarebbe quella italiana) le persone a cui le notizie - almeno ancora per un pò - vengono propinate, fino al punto di accettare qualsiasi giustificazione? E' possibile che gli Italiani siano convinti che chi gli promette di fargli pagare meno tasse, poi governerà bene, e se anche pagheranno meno imposte dirette, poi si troveranno con una grossa trave nel sederino nei servizi pubblici. Poichè lo Stato è un sistema osmotico, cioè assorbe risorse fino a stabilizzarsi. Ma questo Stato, evidentemente e palesemente in cattiva fede e caudillisticamente, si comporta come un parassita rispetto al suo organismo ospite, senza tener conto dei limiti intrinsechi dello stock di risorse che può essere assorbito senza creare danni irreparabili al sistema.
In definitiva, la domanda è:
è possibile che questo governo stia divenendo un organismo che si autoprotegge, e che teme per la propria sopravvivenza a tal punto da chiudersi ed arraffare quante più risorse possibile?
La frase che mi ha fatto pensare è la seguente, solo ultima di una lunghissima serie, ma particolarmente fastidiosa:
In occasione dell'incontro tra Napolitano ed il presidente Bulgaro Parvanov
" Si dice entusiasta, invece, il ministro delle Politiche comunitarie, Andrea Ronchi: "Lo dico da cittadino, spero che una centrale la costuiscano sotto casa mia - dice - l'Italia ha il diritto-dovere di difendere l'interesse superiore nazionale nell'approvvigionamento energetico", e quindi il governo "non consentirà a nessuno di mettere a repentaglio la propria sicurezza nazionale, che è anche sicurezza degli approvvigionamenti" "
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Max desidera dire:
Del martedì, 24 febbraio 2009 alle 22:14

Facciamo un brevissimo punto della situazione, per mettere ordine tra le notizie che ci arrivano alla
spicciolata da giornali e telegiornali.
Debita premessa. La questione ambientale è ufficialmente il problema meno rilevante tra quelli presi in
considerazione dal governo italiano. Evidentemente non è così magnetico a livello "mediatico" quanto gli
stupri o le violenze da parte degli extracomunitari, e quindi noi, avendo un governo fondamentalmente
"mediatico", saremo sempre scarsamente - se non affatto - ragguagliati sui temi ambientali. Che, invece,
è letteralmente "scottante" (in riferimento al riscaldamento globale).
Cominciamo dall'inizio. Era il 1986, precisamente il 26 aprile, quando una centrale nucleare sovietica,
in Ucraina, precisamente al confine con la Bielorussia, esplose, lasciando sul campo morti, feriti, e
scorie che si sparsero per mezza Europa, giungendo fino al Nord Italia.
L'anno dopo, sulla scia di tale proverbiale disastro, si svolsero in molti paesi dei Referendum, che
ricordiamo essere strumento costituzionalmente approvato di espressione della volontà e sovranità
popolare, che, nel caso del nostro paese, ebbe il risultato di abolire la produzione di energia
nucleare, e quindi, di chiudere tutte le centrali di questo tipo site sul territorio nazionale. Punto.
Il Referendum è ovviamente ancora valido, poichè nessun governo ha afrontato di nuovo la questione, si
può dire poco coraggiosamente, ma in ogni caso non si è tornati sui propri passi. Cosa a mio avviso nel
complesso positiva, poichè l'alternativa sarebbe stata un ritorno al nucleare che avrebbe posto dei
problemi difficili da risolvere in un paese efficiente, figuriamoci nella "repubblica delle banane"
dell'Europa. E, per non parlare in generale, dico anche di quali problemi si tratta:

- reperimento dell'uranio;
- sviluppo delle tecnologie;
- smaltimento delle scorie.

Passano 23 anni. Molti, dirà qualcuno. No, pochi, se consideriamo quella che dovrebbe essere la
progettualità di uno Stato. Insomma, passano 23 anni e che succede? Che arriva il Presidente del
Consiglio dei ministri italiano e stringe accordi con il Presidente francese per la costruzione di
quattro centrali nucleari entro il 2020 - aggiungo io, gurdacaso anno nel quale l'Europa aveva fissato
la diminuzione del 20% delle emissioni di CO2 per i paesi membri...-. Spiegazione ovvia e populista,
avente anche un nonchè di falsamente protezionistico in sè, l'indipendenza energetica e l'emancipazione
dai combustibili fossili.
Ai tre problemi sopra enumerati, che ovviamente rimangono invariabilmente sul piatto della bilancia che
tocca terra tanto pesa, si aggiunge il fatto che non si è ancora messo mano alla legislazione che
dovrebbe abolire gli effetti giuridici del Referendum del 1987, ancora validi, ripeto. Per andare sul
tecnico, le centrali che si andrà a costruire sono di terza generazione, tecnologia "in prestito" dalla
Francia, che così riuscirà a tenere ancora in piedi l'"affare" del nucleare grazie ai fessi in ritardo
che pagheranno per delle tecnologie, da un lato superate a livello di sviluppo, e dall'altro a livello
di produzione di energia (oltre, a quanto pare, ad essere più pericolose in caso d'incidente per quanto
riguarda la fuoriuscita di radiazioni). Infatti, il trend globale, Francia compresa, è quello di puntare
sul risparmio energetico infrastrutturale e sulle fonti di energia rinnovabili, nonchè, aggiungo io,
sull'autoconsumo e sulla cosiddetta "decentralizzazione energetica", ossia l'indipendenza non tanto del
paese nel suo complesso, ma addirittura dei singoli nuclei familiari, tramite celle ad idrogeno o
produzione propria ALMENO di una parte dell'energia necessaria al fabbisogno. E invece no.
Termino per non annoiare i non addetti ai lavori, dicendo che, invece di mirare ad una sostenibilità dei
consumi, ad una sensibilizzazione dell'opinione pubblica nel senso di una decrescita del fabbisogno, e
ad una reale emancipazione da fonti di energia non rinnovabili, e che producono scorie difficilmente
gestibili (ricordo che l'Italia paga una barca di soldi all'Inghilterra per tenere le scorie non
smaltite da quando erano ancora in funzione le centrali nucleari), si opta ancora una volta per il
populismo del "neo-miracolo nucleare", capace di tirarci fuori dalla nostra strutturale crisi energetica
con la sola imposizione dell'uranio. Ora c'è da stare a vedere dove decideranno di piazzarle queste
centrali con relative scorie ed isotopi volanti, se i cittadini saranno d'accordo. E se non saranno
d'accordo...beh, c'è sempre l'esercito.
Ragionate, ed informatevi.
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Max desidera dire:
Del lunedì, 09 febbraio 2009 alle 12:09

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Max desidera dire:
Del giovedì, 05 febbraio 2009 alle 01:54

È freddo. Freddo e umido, stasera.

“Perché sei venuta qui, col tuo abito di luce, a squarciare l’oscurità che mi protegge dagli sguardi, dai pensieri. Prova a ricordare da dove sei partita, prova a dire ad alta voce quello che pensi ora. Ora che le mie mani cercano le tue. Ora che il tuo respiro si fa più affannoso ed incerto, un istante salta sull’altro seguente, come in una cavallina impazzita.”

È freddo. Freddo e umido, stasera. Esattamente come ogni volta che il mare si alza per cercare la luna che s’allontana.

“Coprimi con le tue labbra gli occhi, e succhia via le lacrime che ne scaturiscono, scure. Muore in me sul nascere la volontà di ascoltare queste parole, che mi arrivano come da dietro un velo, un muro sottile che le ritarda quel tanto che basta perché non abbiano più senso.”

È freddo. Freddo e umido stasera. La luna, piccola e luminosa è distratta dalla nebbia che sorge dalla terra, mescolata agli incendi di sterpi ed immondizia intorno.

“Ricordi? Questa strada era lunga e profumata, e tagliava la vecchia fabbrica in due come un limone. Ricordi? C’era sole allora, quel giorno vicino di alcuni anni. Quel giorno in cui le zagare iniziarono a giocare con l’estate, in cui noi iniziammo a morire lentamente, senza saperlo. Ricordi, forse. Io solo vagamente, ma è quanto basta.”

Come lucciole immobili, sospese nella notte al di là delle file di pali che si perdono in un unico punto scuro, i fuochi di amanti e prostitute sono fari per i naufraghi degli incubi del giorno.

“Come è possibile che ti sia persa così facilmente. Ma io ti ho ritrovata, e non ti lascerò. Credevi che il silenzio ti avrebbe distrutto, e che le stagioni ti avrebbero cambiata. E invece sei ancora qui, giovane e bella come allora.”

Chi s’è soffermato per qualche minuto su questa strada, avrà di certo notato le migliaia di carte e fazzoletti che costellano i marciapiedi dopo una certa ora. È qui che si viene a sfinirsi, davanti ad un golfo che osserva quieto senza essere osservato.

“Le tue mani venate leggermente come marmo finissimo, e la linea degli occhi scuri a penetrare gli occhi altrui. Nel tuo collo caldo palpitano le arterie che, fragili, danno e tolgono vita ed ossigeno inconsapevole. Ogni tuo gesto sembra in armonia con ciò che ti circonda, sia esso un elegante teatro o un’autodemolizione. Potevamo fare grandi cose io e te. Potevamo fare cose bellissime.”

Ormai la notte ha divorato il sole, mentre pochi fiori ed una fotografia sbiadita pregano per qualcuno che ricorda. Le curve spesso portano via vite che non hanno saputo guardare al di là. Ancora non tutte le luci per le strade sono accese, e ogni tanto, si nota dall’alto, svanisce un punto di Pozzuoli o una virgola di Fuorigrotta, quella vicino alla Stazione. I rumori salgono come in un auditorium perfetto fino in collina, e si possono distinguere quasi anche i discorsi dei passeggeri che aspettano il loro treno.

“Parlare con il tuo bel volto ha ancor più significato, adesso che mi sorride tra i capelli meravigliosi e neri come il fondo del mare, laddove non arriva luce. Tenerlo sulle mie ginocchia è una sensazione che rimpiangevo e che ho mimato spesso nella solitudine di queste duemila notti senza te. Sentivo le tue guance tra i polpastrelli, ed il mento piantato nella mia coscia, quasi a farmi male. Parlare con il tuo volto ha ancor più significato, ora che è qui, tra le mie mani.”

Fissare per troppo tempo le luci le fa rimanere impresse sulla cornea anche se chiudi gli occhi dopo un po’ . E nell’oscurità, all’interno del cranio, puoi vedere file d’alberi completamente verdi che risplendono nella notte, o sciami d’insetti nomadi di terre inconoscibili. Puoi trovarti nel mondo dei tuoi desideri pur rimanendo in un’area di sosta al lato della strada veloce.

“Sento caldi i palmi sulle guance fredde, fredde come questa notte. O ancora di più. Perché solo a guardare questo fiume che scorre tra i sampietrini della strada, lento e denso come mercurio,  viene in mente uno di quei fiumi ghiacciati dei lontani paesi freddi del Nord. Scende, fino a dove posso osservarlo, fermo immobile, e poi ancora più giù, dove qualcuno lo laverà via con un po’ di detersivo.”

Scorri le immagini che ti martellano la testa, fino ad arrivare nella periferia più nera dove vorresti trovare un riposo che forse già sai non arriverà così facilmente. Perché in una terra dove non si conosce altro che cemento e plastica, forse anche il riposo è qualcosa per cui combattere. E intanto continui a vedere case, ed ognuna ti urla qualcosa. Ma è troppo poco per capire cosa vogliono.

“Il tuo collo è caldo, palpitante sotto le mie labbra che lo mordono leggermente, con rispetto. E ne sgorga sangue, quanto non avrei immaginato. A formare un fiume, e poi un lago, e poi chissà, il mare intero. Sembri una fonte benedetta, che dona vita ai moribondi. Gli occhi nei miei, scuri ed impenetrabili, incorniciati tra i tuoi capelli perfetti, nel pallore eterno delle guance, delle linee del volto leggere, quasi accennate, della fronte rilassata e senza rughe.”

“Il tuo corpo è in me, e devo ammettere che era dolce ed innocente la tua carne. Ogni suo grammo era come se mi restituisse piano la vita che avevo perso per la strada, e non sono riuscito a smettere fino a che non è rimasta solo la tua testa, il centro di tutto ciò che eri, no anzi, che sei. È così, perché invece il cuore l’ho subito desiderato, quando ancora pulsava leggermente, e forse tu mi hai visto mentre lo facevo. Ma è stato giusto, non credi? Avevi detto che non ci saremmo lasciati più. Ti credevo, certo. E tu mi credevi, invece, quando dicevo che avrei ucciso per te? Forse no. O forse si. Ma certo non immaginavi che avrei ucciso te…”

Il grande belvedere deserto. Lo ricordo nei molti capodanni, meta ultima di ogni festa di ogni persona di questa città, inondato dalla luce del primo sole dell’anno nelle albe calde di quel calore accumulato nelle case o nei locali affollati, e conservato nei cappotti pesanti e sotto la pelle. Ora ci siamo noi, soli. Ed è ancora più bello, ancora più semplice. Cerco le sigarette, ma non le ho. Non ho mai fumato. Era un tuo vizio, e ti chiedevo sempre di smettere. Vedi, mi hai insegnato qualcosa anche oggi: i vizi non si perdono mai, in fondo.

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Max desidera dire:
Del venerdì, 23 gennaio 2009 alle 13:53

Non c'è nulla da aggiungere. Basta leggere.

 

"Signor Presidente,
Le comunico, con questa mia, l’irrevocabile decisione di lasciare l’Associazione Nazionale Magistrati.
Il plauso da Lei pubblicamente reso all’ingiustizia subita, per mano politica, da noi Magistrati della Procura della Repubblica di Salerno è per me insopportabilmente oltraggioso.
Oltraggioso per la mia dignità di Persona e di essere Magistrato.
Sono stata, nel generale vile silenzio, pubblicamente ingiuriata; incolpata di ignoranza, negligenza, spregiudicatezza, assenza del senso delle istituzioni; infine, allontanata dalla mia sede e privata delle funzioni inquirenti, così, in un battito di ciglia, sulla base del nulla giuridico e di un processo sommario.

Per bocca sua e dei suoi amici e colleghi, la posizione dell’Associazione era già nota, sin dall’inizio.

Quale la colpa? Avere, contrariamente alla profusa apparenza, doverosamente adottato ed eseguito atti giudiziari legittimi e necessari, tali ritenuti nelle sedi giurisdizionali competenti.
Avere risposto ad istanze di verità e di giustizia. Avere accertato una sconcertante realtà che, però, doveva rimanere occultata.

Né lei, né alcuno dei componenti dell’associazione che oggi degnamente rappresenta ha sentito l’esigenza di capire e spiegare ciò che è davvero accaduto, la gravità e drammaticità di una vicenda che chiama a riflessioni profonde l’intera Magistratura, sul suo passato, su ciò che è, sul suo futuro; e non certo nell’interesse personale del singolo o del suo sponsor associativo, ma in forza di una superiore ragione ideale, che è – o dovrebbe essere – costantemente e perennemente viva nella coscienza di ogni Magistrato: la ricerca della verità.

Più facile far finta di credere alla menzogna: il conflitto, la guerra tra Procure, la isolata follia di “schegge impazzite”.
Il disordine desta scandalo: immediatamente va sedato e severamente punito.
Il popolo saprà che è giusto così.
E il sacrificio di pochi varrà la Ragion di Stato.

L’Associazione non intende entrare nel merito. Chiuso.

Nel dolore di questi giorni, Signor Presidente, il mio pensiero corre alle solenni parole che da Lei (secondo quanto riportato dalla stampa) sarebbero state pubblicamente pronunciate pochi attimi dopo l’esemplare “condanna”:  “Il sistema dimostra di avere gli anticorpi”.

Dunque, il sistema, ancora una volta, ha dimostrato di saper funzionare.

Mi chiedo, allora, inquieta, a quale “sistema” Lei faccia riferimento.
Quale il “sistema” di cui si sente così orgogliosamente rappresentante e garante.

Un “sistema” che non è in grado di assicurare l’osservanza minima delle regole del vivere civile, l’applicazione e l’esecuzione delle pene?
Un “sistema” in cui vana è resa anche l’affermazione giurisdizionale dei fondamentali diritti dell’essere umano; ove le istanze dei più deboli sono oppresse e calpestato il dolore di chi ancora piange le vittime di sangue?
Un “sistema” in cui l’impegno e il sacrificio silente dei singoli è schiacciato dal peso di una macchina infernale, dagli ingranaggi vetusti ed ormai irrimediabilmente inceppati?
Un “sistema” asservito agli interessi del potere, nel quale è più conveniente rinchiudere la verità in polverosi cassetti e continuare a costellare la carriera di brillanti successi?

Mi dica, Signor Presidente, quali sarebbero gli anticorpi che esso è in grado di generare? Punizioni esemplari a chi è ligio e coraggioso e impunità a chi palesemente delinque?

E quali i virus?

E mi spieghi, ancora, quale sarebbe “il modello di magistrato adeguato al ruolo costituzionale e alla rilevanza degli interessi coinvolti dall’esercizio della giurisdizione” che l’Associazione intenderebbe promuovere?

Ora, il “sistema” che io vedo non è affatto in grado di saper funzionare.
Al contrario, esso è malato, moribondo, affetto da un cancro incurabile, che lo condurrà inesorabilmente alla morte.
E io non voglio farne parte, perché sono viva e voglio costruire qualcosa di buono per i nostri figli.
Ho giurato fedeltà al solo Ordine Giudiziario e allo Stato della Repubblica Italiana.

La repentina violenza con la quale, in risposta ad un gradimento politico, si è sommariamente decisa la privazione delle funzioni inquirenti e l’allontanamento da inchieste in pieno svolgimento nei confronti di Magistrati che hanno solo adempiuto ai propri doveri, rende, francamente, assai sconcertanti i vostri stanchi e vuoti proclami, ormai recitati solo a voi stessi, come in uno specchio spaccato.

Mentre siete distratti dalla visione di qualche accattivante miraggio, faccio un fischio e vi dico che qui sono in gioco i principi dell’autonomia e dell’indipendenza della Giurisdizione. Non gli orticelli privati.

Non vale mai la pena calpestare e lasciar calpestare la dignità degli esseri umani.

Per quanto mi riguarda, so che saprò adempiere con la stessa forza, onestà e professionalità anche funzioni diverse da quelle che mi sono state ingiustamente strappate, nel rispetto assoluto, come sempre, dei principi costituzionali, primo tra tutti quello per cui la Legge deve essere eguale per deboli e potenti.
So di avere accanto le coscienze forti e pure di chi ancora oggi, nonostante tutto, crede e combatte quotidianamente per l’affermazione della legalità.
Ed è per essa che continuerò sempre ad amare ed onorare profondamente questo lavoro.

Signor Presidente, continui a rappresentare se stesso e questa Associazione.
Io preferisco rappresentarmi da sola".  

Dott.ssa Gabriella NUZZI
Magistrato

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Max desidera dire:
Del mercoledì, 21 gennaio 2009 alle 02:34

Le ossessioni di quella mente erano divenute ingombranti come elefanti in un monolocale nel centro di Milano. Gridava nella notte e nel giorno, e quando non gridava dormiva per riprendere le forze per tornare a gridare ancora. Contro tutto e tutti. A torto ed a ragione. Non era chiaro dove iniziassero le paranoie e dove sfociassero nella lucidità di pensieri che non avrebbero dovuto ferire, in quanto espressi senza contesto nè cognizione, ma che lo facevano comunque, dal momento in cui scalfivano continuamente ed irreparabilmente il ricordo.

I camion notturni rendevano pesante la pioggia che, senza colpa, batteva sulle finestre, a ricordare che l'espediente della malattia non impediva nulla al Mondo, nè esso possedeva l'umanità di recedere un istante dal suo vagare per ascoltare precisamente quel grido. Era tutto inutile. Il Mondo avrebbe tratto giovamento soltanto dalla decomposizione di quel corpo, dall'azoto che ne sarebbe scaturito. E forse neanche da quello, in fondo.

Perchè, in un modo o nell'altro, siamo utili soltanto a noi stessi. A riempirci la vita e le mani di cose, la bocca di parole, e la testa di ricordi, come bicchieri di un servizio buono che sappiamo in balia di un terremoto che prima o poi arriverà ad infrangerli. A volte possiamo anche essere utili a qualcun altro simile a noi. E così ci potremmo considerare soddisfatti. E forse è proprio per quello che viviamo.

Un Oceano Di Silenzio

Sarò tenero in maniera inappuntabile.

Amo

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ArancioGrafica o ArancioMacchia che dir si voglia per il template. Erick Luis per l'immagine dell'header. Bullets di Goldenweb e brushes creati da Scary8511. Splinder e Altervista per l'hosting.ModBy Max